San Michele che sconfigge i giganti, Solimena F. 1680 circa

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Nella chiesa di San Giorgio, situata in uno dei vicoli di Salerno, è possibile visitare molti quadri, stucchi ed affreschi per la maggior parte realizzati da un grande artista locale vissuto nella metà del Seicento ed espressione del barocco, ovvero Francesco Solimena. All’interno della chiesa, ex monastero benedettino del IX sec., non si può non rimanere stupiti dal dipinto “San Michele che sconfigge i giganti”, espressione della scuola napoletana del periodo e della maestria dell’artista Solimena, che tra l’altro era anche un architetto a cui si deve la realizzazione del campanile della cattedrale di Nocera Inferioree.

Il dipinto in questione è molto suggestivo e colpisce soprattutto il punto di vista dell’osservatore che da un angolatura opposta a quella della fonte luminosa, ovvero in basso a sinistra, assiste alla scena dell’arcangelo nell’atto dell’assassinio. La sua figura è posta in risalto dall’autore poiché è realizzata con toni più luminosi rispetto al resto della scena che si verifica, guarda caso, nelle tenebre. L’ arcangelo, cui la fede cattolica attribuisce il ruolo di “comandante” delle milizie di Dio, è spesso raffigurato con un’armatura ed un tessuto rosso, oltre che nell’atto di impugnare una spada o una lancia. In questo caso, i giganti schiacciati dalla sua luce, rappresentano l’incarnazione del male e nella Bibbia, in primis nella Genesi, si ritrovano numerose citazioni di questi antichi dominatori della Terra. Di essi, però, si narra anche nei miti dell’antica Grecia e in altre culture.

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Romanzo “I giorni del giudizio, pericolo mortale”

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“Pericolo mortale” costituisce il romanzo pilota della raccolta “I giorni del giudizio”. Il protagonista di queste avventure di spionaggio è un italiano emigrato negli Stati uniti alle dipendenze dei servizi segreti militari della Us Army. Saverio Ferri è un personaggio descritto in maniera molto vaga per creare un alone di mistero intorno al proprio passato. In questa prima avventura, dalla giungla boliviana fino alla Bosnia Erzegovina, Saverio si confronterà con una squadra di mercenari il cui scopo è mettersi al servizio del dittatore di turno.

( Romanzo acquistabile qui: https://www.edizionisimple.it/libro/i-giorni-del-giudizio-pericolo-mortale/ )

Incendio in città, G. Dottori 1926

Immagine.pngIl dipinto “Incendio in città” venne realizzato dall’esponente futurista  Gerardo Dottori nei primi anni del Novecento.  L’artista perugino, che prima di seguire la corrente futurista si era dedicato alla rappresentazione di soggetti sacri, si caratterizzò per lo stile definito “aeropittura”. Questa tecnica, come può suggerire il nome, sta ad indicare un tipo di rappresentazione in cui il punto di vista proviene dall’alto, come se ci si trovasse su un mezzo aereo. Pertanto tutti i dipinti aeropittorici rappresentano paesi, aerei e paesaggi privi di una vera e propria prospettiva poiché “deformati” ed incurvati quasi a suggerire la forma della Terra o meglio, il movimento. Dinamicità, moto ed energia sono le caratteristiche dei dipinti di Dottori. In quest’opera si può notare un borgo cittadino che brucia a causa di un incendio. Le fiamme, ai piedi della chiesa, irrompono nella notte illuminando il centro del paesino. Esse sono rappresentate come figure geometriche appuntite, suggerendo così il dolore e il male. L’agglomerato cittadino concentrico sembra quasi voler “contenere” l’incendio quasi fungendo da barriera con le proprie pareti squadrate. Ciò, infatti, era una caratteristica di molti borghi medievali che sfruttavano la morfologia urbana come sistema difensivo. Il fumo che si origina, invece, è rappresentato anch’essi con cerchi che si intersecano tra loro e che si libra nel cielo lungo il campanile. L’opera pare suggerire silenzio e compostezza, quasi tranquillità visto l’assenza di figure umane o danni. Una sovrapposizione di abitazioni nitide, ben delineate e quasi indistruttibili  in attesa, probabilmente, di resuscitare come l’araba fenice.

La “Primavera”, Botticelli 1482 circa

1024px-Botticelli-primaveraIl dipinto “Primavera”, realizzato su tavola da Sandro Botticelli tra il 1477 e il 1482, è un’opera che presenta molteplici personaggi nella relativa stagione posti in primo piano. La scena si svolge intorno alla dea dell’amore Venere, che si trova al centro, sulla cui testa vi è il figlio Cupido intento a scoccare una freccia verso una delle tre donne intente a danzare con le mani incrociate che corrispondono alle tre Grazie. Sulla destra è presente Zefiro, che rappresenta il vento sud-ovest primaverile, intento ad avvicinarsi a Cloris, la ninfa di cui era innamorato e che verrà trasformata in Flora, ovvero la figura femminile posta accanto e adornata con uno splendido vestito ricco di motivi floreali. Infine, sulla sinistra, vi è il dio Mercurio che dolcemente scaccia via le nubi per preservare quel momento di armonia, la rigogliosa primavera che è in atto. A far da sfondo a questa scena ricca di personaggi mitologici è un frutteto, in particolare un aranceto. Le specie vegetali e floreali presenti nel dipinto individuate sono quasi 200 e comprendono margherite, iris, gelsomini, fiordalisi ecc…il che indica la notevole preparazione dell’autore. Le interpretazioni elaborate sono varie e riassumibili principalmente in tre tipologie: storico, filosofico e mitologico. L’opera, infatti, potrebbe celebrare la “fioritura” della città di Firenze sotto la guida della famiglia De Medici, alla cui corte Botticelli prestò servizio oppure la rappresentazione grafica dei mesi e quindi di un calendario oppure un matrimonio. Ciò che è sicuro è che l’opera rievoca la mitologia greca ricca di una forte simbologia che incanta l’osservatore e che comunica il risveglio dopo un doloroso evento accaduto, il sole dopo la tempesta.

“La torre rossa”, De Chirico 1913

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Il dipinto “La torre rossa” , realizzato da Giorgio De Chirico nel 1913, è un’opera che mi ha immediatamente colpito e come gli altri di quest’autore, è particolarmente enigmatica. Come si può notare il soggetto è una torre rossa, che nella simbologia indica la volontà di ergersi verso il cielo, verso Dio. La torre simboleggia uno scopo ambizioso, quasi impossibile da raggiungere. Sulla destra, invece, è presente una statua equestre che ricalca il significato della torre. Sculture in posa marziale, quindi con soldato a cavallo con zampa alzata, indicano la celebrazione di una vittoria militare. Invece in primo piano si notano dei porticati in penombra disegnati in maniera molto semplice. I colori sono caldi e la luce che proviene da  destra proietta sul suolo terroso le ombre delle strutture. Assente è la presenza di figure umane. La torre, che domina la scena, si staglia dinanzi le case minuscole poste accanto. Essa, silenziosamente, ammira il tramonto. La fine di una giornata, la fine di un desidero ambito.

La legge della natura

 

I recenti fenomeni atmosferici hanno provocato in Italia ingenti danni. Fiumi esondati, frane, piogge torrenziali e forti venti hanno colpito una miriade di località dal nord al sud del Paese. Non soltanto abitazioni o infrastrutture bensì anche lo stesso ambiente naturale è stato vittima della propria forza dirompente.

L’uomo dall’origine dei tempi ha plasmato il territorio a proprio piacimento, modificandolo e (spesso) distruggendolo. La natura però, seppur non disponendo di avanzate tecnologie, è riuscita ad appropriarsi delle proprie risorse, del proprio “corpo”.

Tutto ciò dovrebbe farci riflettere. In questo millennio non si può più pretendere di essere i padroni del mondo dotati di poteri illimitati. Anche l’uomo è soggetto a delle leggi cui, giusto o sbagliato che sia, non può sottrarsi. La natura è un bene che deve essere preservato ed amato ma noi sempre più lo danneggiamo. Esistono svariati esempi: distretti industriali che inquinano fiumi ( come il nostro Sarno), costruzioni erette a ridosso di fiumi per nulla curati, aree diboscate per far spazio a centri urbani e così via.

Come ogni legge anche quella della natura ha cause ed effetti. L’essere umano, desideroso di accrescere le proprie ricchezze, altera l’equilibrio e l’armonia dell’ambiente. Di conseguenza la natura, con la propria forza, si riappropria di quanto sottrattole. Così assistiamo a ponti crollati, fiumi esondati, raffiche di vento e piogge alluvionali.

Pertanto dovremmo soffermarci su questo tema per non ripetere gli stessi errori e sensibilizzare le nuove generazioni affinché pratichino uno stile di vita rispettoso dell’ambiente. Basta crederci, e volerlo.

 

Libertà e parola

Il termine “libertà” può essere interpretato come l’opposto di “costrizione”.

La nostra Costituzione garantisce la libertà di parola. Ma la parola, oltre che essere libera merita anche di essere rispettata, seppur non condivisa.

Non è sufficiente garantire la libertà di parola ma anche il rispetto delle idee altrui. In questi tempi, oserei dire bui, tutto ciò è sempre più raro. La critica non viene più utilizzata come uno strumento di crescita e di condivisione, bensì come un’arma tagliente.

Colpire e screditare. Umiliare e strumentalizzare. Le parole, oggi, non sono più libera espressione del proprio pensiero bensì armi per uccidere le idee altrui.

Dopotutto, come risaputo, uccide più la penna che la spada.